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Umano? Ultraumano Poetica della deformazione FUSION - via della Madonna 15, Corbetta (MI) | 17-24.04.08 |
…solo, nel mio letto, Lo studio fotografico di Paolo Cecchin è uno spazio estremamente originale e abbiamo notato subito le potenzialità che esso offre. Dispone di un'ampia e altissima sala che presenta ancora i teli neri alle pareti, memoria del suo passato come teatro di prova, e racchiude tutto il fascino di un luogo in cui si lavora sull'immagine. Lo spunto riflessivo da cui sono partita per la creazione della mostra è stato proprio il lavoro del fotografo di oggi. Dall'anno della sua scoperta (1839) a oggi, la fotografia è stato uno strumento che ha incuriosito, affascinato chiunque e ha “reso un servizio immenso alle arti”, così come la commentò Paul Delaroche. Walter Benjamin nel suo saggio l'Opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, Il tormentato Novecento delle osteggiate avanguardie storiche, la sperimentazione sconfinata delle arti, la ricerca di nuovi linguaggi determinano un'insanabile frattura con il passato. Il progressivo allontanamento dell'arte dalla forma è un fenomeno riscontrabile anche in fotografia, prendiamo come esempio gli sperimentali rayogrammi di Man Ray, le schadografie di Christian Schad e i fotogrammi di Moholy-Nagy, opere che vedono una scomposizione della realtà, proiettando l'osservatore in una dimensione onirico-simbolica. Anche la fotografia iniziò a farsi interprete di mondi interiori, liberandosi così dalla sua originaria mansione di registrare oggettivamente il mondo circostante.
La tecnica tende a costituire il suo mondo La mostra collettiva Umano? Ultraumano. Poetica della deformazione , crea un dialettico confronto tra fotografia analogica, fotografia digitale e arte digitale. Il primo aspetto considerato è quello che mette a confronto la fotografia analogica con la fotografia digitale e la possibilità che esista continuità tra i due media. A tale proposito Andrè Rouillè, nell'articolo Photo: la rèvolution numèrique , sostiene che “ (…) la foto digitale ha le apparenze della fotografia ma non è più fotografia poiché non ha né i materiali della foto, né le sue velocità di circolazione, né i suoi dispositivi operativi, né le sue modalità di far lega con altre immagini, né il suo regime di verità, né i suoi costi di produzione, né il suo odore.” Mario Costa a sua volta considera la foto digitale “non un'immagine ma un oggetto digitale, che è tutta un'altra cosa rispetto all'oggetto fotografia e che con esso non ha più assolutamente nulla a che fare”, si è quindi indotti a pensare che “le cose non procedono per nulla nel senso di una continua e tranquilla linearità, e quelle della tecnica , della tecnologia e delle neotecnologie valgono di fatto come tre differenti epocalità, alle quali corrispondono tre diverse epocalità dell' arte cioè tre diversi modi di essere dell'estetico, dell'arte e dell'artista.” Nella Piccola Storia della fotografia , il sopraccitato Benjamin, denota come “l'elemento decisivo per la fotografia resta sempre il rapporto del fotografo con la sua tecnica”, quindi se cambia la tecnica, così come è accaduto col digitale, il fotografo non è più un fotografo. Ma a prendere posizioni ben diverse troviamo lo studioso Lev Manovich che nel suo Linguaggio dei nuovi media fornisce una definizione opposta alle precedenti: “un nuovo media è un media analogico convertito in forma digitale”. Alla luce di tali illustri considerazioni sulla possibile continuità tra il media fotografia analogica e il media fotografia digitale, mi permetto di aggiungere che entrambe le posizioni sono valide e veritiere. Non si può negare la profonda diversità tra i mezzi utilizzati dalle due tecniche, che li rende due linguaggi estremamente diversi e che si avvalgono di supporti diversi. E' altresì vero che i risultati ottenuti attraverso l'utilizzo di due media così diversi sono apparentemente molto simili e solo un'indagine approfondita potrebbe far emergere le differenze alla base delle due tecniche. Ad esempio, come ci rivela William Mitchell in The Reconfigured Eye , nella quantità di informazioni presente in un'immagine, indagandola con un ingrandimento: nella “fotografia analogica” l'ingrandimento dell'immagine “rivela un maggior numero di dettagli” ma essa risulta “più sfuocata e granulare”, mentre “un'immagine digitale ha una risoluzione spaziale e cromatica ben delimitata e contiene un numero limitato d'informazioni”. Riprendendo le posizioni di Manovich, è innegabile che la fotografia digitale sia una sorta di evoluzione della fotografia tradizionale, che utilizzando materiali molto diversi giunge a risultati molto simili, semplificando il lavoro del fotografo. Nonostante ciò i due media non dovrebbero essere visti come in competizione, né svalutati l'uno al confronto dell'altro, ma valorizzati alla luce delle innumerevoli (e diverse) potenzialità che racchiudono. Artisti che fanno fare ai nuovi media Alla realtà della fotografia digitale si accosta una nuova forma espressiva che si avvale degli strumenti della grafica computerizzata: l'arte digitale. Quando parliamo di arte digitale intendiamo immagini grafiche statiche composte da pixel, create servendosi di programmi grafici bi- e tridimensionali. L'arte digitale è eclettica, può essere realistica o ipermediata, generata interamente nell'ambito digitale o contenere elementi provenienti da altri mezzi di comunicazione che sono stati acquisiti e modificati per essere inseriti nell'opera finale. L'arte digitale condivide alcuni elementi con la fotografia, altri con la pittura. La cultura tecnologica è diventata inevitabile negli ultimi anni, si è posta quindi per molti artisti che si esprimevano attraverso forme tradizionali come la pittura, la possibilità di utilizzare il nuovo medium digitale a scopo creativo. Esistono invece altri artisti il cui approccio all'arte è avvenuto fin dal principio attraverso il mezzo digitale. Entrambe queste categorie di esploratori del nuovo mezzo comunicativo hanno saputo cogliere le risorse innovative del digitale, in una ridefinizione del materiale con cui l'artista lavora. Lo scopo della mostra è quello di mettere in luce una certa sintonia col passato pittorico nel rispetto e nella valorizzazione della reciproca diversità dei mezzi espressivi. Per la mostra Umano? Ultraumano. Poetica della deformazione , ho pensato a un percorso che dalla fotografia analogica e digitale possa evolversi nell'arte digitale. Ho voluto mettere in luce come la fotografia, nata come strumento di registrazione della realtà, si sia evoluta in strumento creativo nelle mani degli artisti. Il digitale ha aperto le porte alla manipolazione dell'immagine, che viene acquisita da fotografie o creata graficamente direttamente col computer. Il lavoro dell'artista digitale spesso è molto simile a quello del pittore, gli strumenti stessi sono una rimediazione di quelli tradizionali. La resa finale dell'opera, come si potrà verificare in mostra, talvolta è molto simile a quella della stessa pittura, altre volte invece si potrà distinguere come la materia digitale sia incondibile e crei un'estetica autonoma. La mostra rivela una molteplicità di punti di vista sul tema della deformazione della realtà ed appare evidente, come filo conduttore delle opere, l'indagine psicologica effettuata dagli artisti nelle loro opere, che porta davanti agli occhi dello spettatore le loro visioni interiori, tradotte in immagini delicate, curiose, talvolta inquietanti. L'accompagnamento sonoro inedito, è stato concepito appositamente per la mostra e ispirato dalle opere stesse, con lo scopo di rendere più coinvolgente la visita. Bibliografia: - Bolter Jay David e Grusin Richard, Remediation. Understanding New Media, The MIT Press, Cambridge , London 1999 (trad. It. Benedetta Gennaro , Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi, Guerini e Associati, Milano 2002) - Costa Mario, La disumanizzazione tecnologica. Il destino dell'arte nell'epoca delle nuove tecnologie , costa & nolan, Milano 2007 - Manovich Lev, The Language of New Media , Massachusetts Institute of Technology, Massachusetts 2001, (trad. It. Roberto Merlini, Il Linguaggio dei Nuovi Media , Olivares, Milano 2002)
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